Epistole (Caterina da Siena) III/Lettera 109

A frate Bartolomeo Dominici - Lettera 109
Lettera 108 Lettera 110

[p. 117 modifica]BARTOLOMEO DOMINICI DELL’ ORDINE de’ PREDICATORI, QUANDO PREDICAVA AD ASCIANO (A).

I. Desidera vederlo annegato e perso nel sangue di Gesù Cristo, al quale effetto P esorta a considerare attentamcn’e la divina rarità, dalla quale è stato creato e redento, mostrando come da ciò potrà concepire an vero amore verso Iddio e verso il prossimo, e cercare sempre la salute (lell’auime.

Io Catarina, serva

schiava de’servi di Jesù Cristo, scrivo e confortovi nel prezioso sangue di Dio, con desiderio di vedervi tanto annegato ed affocato in Cristo Jesù, che al tutto vi perdiate voi medesimo, ma questo non veggo che potiate avere, se \ occhio delT intelletto del vero desiderio non si leva sopra di voi a ragguardare 1’ occhio ineffabile della divina carità, col quale Dio ragguardò e ragcuarda la sua creatura prima che ci creasse, la quale, poiché ragguardò in sè medesimo,.innamorossene smisuratamente, tantoché per amore ci creò, volendo che noi godessimo e parlici* .S. Caterina. Opere. T. \ 109.


Al nome di fesà Cristo crocifisso e di Muria. dolce.

dilettissimo fratello mio in Cristo Jesu. [p. 118 modifica]118 passimo quello bene ehe aveva in sè medesimo, ma per lo peccato d’Adam non s’ adempiva il desiderio suo. Costretto dunque Dio dal fuoco della divina carità, mandò il dolce verbo incarnato del Figliuolosuo a ricomprare l’uomo e trarlo di servitudine, ed il Figliuolo corre e dassi all’obbrobriosa morte della croce, ed a conversare co’peccatori e co’publicani, e scomunicati, e con ogni maniera di gente, perocché alla carità non si può ponere legge nè misura, e non vede sè, nè cerca le cose sue proprie. E perchè il primo uomo cadde dell’altezza della grazia per l’amore proprio di sè medesimo; però fu di bisogno che Dio usasse uno modo contrario a questo, e però mandò questo Agnello immaculato con una larga ed ineffabile carità, non cercando sò,-ma solo 1’ onore del padre e la salute nostra. 0 dolce ed amoroso cavaliere, tu non ragguardi nè a tua morte, nè a tua vita, nè a tuo vituperio, anzi giochi in su la croce alle braccia con la morte del peccato, e la morte vince la vita del corpo tuo, e la tua morte distrusse la morte nostra.

La morte n’ è cagione, che voi vedete, perocché l’occhio suo non si riposava, se non nell’onore del padre suo, ed ino adempie il desiderio suo in noi, cioè, che noi godessimo Dio per lo quale fine egli ci creò. O carissimo e dolcissimo mio figliuolo, io voglio che vi conformiate con questo \erbo; il quale è nostra regola, e de*santi che Y hanno seguitato, e cosi diventarete una cosa, con lui, e participarete la sua larghezza

noti la stremi là: dicovi dunque, come detto è, che se T anima non si leva, ed apre 1’ occhio, e pongasi per obietto la smisurata bontà ed amore di Dio, il quale dimostra alla sua creatura, mai non verrebbe a tanta larghezza e perfezione, ma sarcbhe tanto stretto, clic non vi capirebbe nè sè nè’l prossimo: e però vi dissi e voglio che stiate annegato ed allocato in lui, ragguardando sempre rocchio dolce della sua carità, perocché allora perfettamente amarete quello che elli ama, ed odiarete quello che elli odia: levate

[p. 119 modifica]119 dunque, levate via il cuore vile, e la disordinata e stretta coscenzia, e non date 1* occhio al perverso dinionio che vuole impedire tanto bene, e non vorrebbe essere cacciato della città sua. E voglio che con cuore virile e sollicitudine perfetta il faciate, vedendo che altra legge è quella dello Spirilo Santo, che quella degli uomini. Accordatevi con quello dolce innamoralo di Paulo, e siate uno vasello di dilezione a portare ed a bandire d nome di Jesù. Ben mi pare che Paulo si specchiasse in questo occhio, ed ine perdesse sè, ed ine riceve tanla larghezza, che elli desidera e vuole essere scomunicato e partilo da Dio per li fratelli suoi. Era innamorato Paulo di quello che Dio s’innamorò, e vede che la carità non offende, nè riceve confusione. Moisò guardò all’onore di Dio, e però voleva essere cacciato del Libro della Vita prima cli

1 populo avesse morte, per la qual cosa io vi costringo e voglio che in Cristo Jesù stiate fermo a stirpare i vizj e piantare le virtù, seguitando la prima verità, come detto è, ed i santi che hanno seguitato le vestigie sue, non ponendo regola nè misura al desiderio che vuole essere senza misura. Fate ragione d’ essere tra uno popolo infedele, scomunicato pieno d’iniquità, convienvi per forza d’amore participare con loro, perocché io vi fo sapere, che a questo modo participarete con la carità e con loro, cioè, per l’amore che avete alla salute loro; che se il nostro conversare fusse con amore proprio f o per diletto, che ne traeste, o spirituale, o temporale che fusse fuore di questa fame, sarebbe da fuggire e temere la loro conversazione. Levate adunque ogni amaritudine ristretliva, e credete più altrui che a voi medesimo; e seildimonio volesse pure stimolare la coscienza vostra, diteli che faccia ragione con meco di questo e d’ ogni altra cosa, perocché la madre ha a rendere ragione del figliuolo. Or così dunque voglio che siate sollicito, perocché veruno caso, o punto sarà sì forte, che la carità non rompa, e voi fortificare. Benedicetemi il mio figliuolo

[p. 120 modifica]120 frate Simone (23), e dite che corra col bastone dei santo desiderio, cioè, della santa croce. Mandatami a dire come voi vi riposate, e come si vede l’onore di Dio. Dice Alessia Grassotta (C), che voi preghiate Dio per lei e per me, e per Cecca perditrice di tempo (D).

Pregate Dio per Lisa (E). Permanete nella santà pace e dilezione di Dio. Jesù dolce, Jesi amore. [p. 121 modifica]I 21 Annotazioni alla Lettera 109.

(A) Fra Bartolomeo Domenici o di Domenico, sanese di patria, ed ano de* confessori della santa fu nomo eminente in dottrina, prudenza e bontà di vita, onde fa adoperato dalla sua religione in molti governi, e della so* opera singolarmente giovossi.1 beato Raimondo generale delPOrdine a tornare in fiore P osservanza leligiosa in varie provinole et Italia. Fu onorato della dignità di vescovo titolare di Corone io Morea, ed in tale onore venne a morie nella città di Rimini Panno 1417, ch’era il settuagesimo secondo del sno vivere. In tutli i viaggi della santa le fu assiduo compagno, e per ciò testimone verace delle sue eccelse virtù ed opere prodigiose; come si riferisce nel processo da Tommaso Caffar ni, il quale assenni che io qoelPanno, ch’era il 1411* viveva nel convento di R.tnini, seuza fare menzione veruna del vescovato, onde contea dire avere lui avuta la sagra m’tra nelli ultimi anni del suo vivere, (B) Il mio figliuolo frate Simone. Fra Simone da Cortona compagno di Fra Bartolomeo; e di cui s’ è favellato nell’ annotazioni alla lettera 86.

(C) Alessia Grassotta. Alessia Saracini nobile sanese, di cui si favellò oelle annotazioni alla lettera 104. L’ aggiunto di Grassotta è posto per scherzo innocente non disdicevole neppure a santi; ma non è cognome, come ha creduto qnalche autore.

(D) Per Cecca perdttrice di tempo. Questo aggiunto al nome di Cecca dammi a credere avere questa Francesca scritta la presente lettera a nome della santa, dandoci per umiltà un tal titolo ancora nella lettera che viene appresso, come pur fecero altri descrittori della santa in simigliente occasione, e tra essi il Jlacuni. che ora appellasi Stefano negligente, ed ora inutile fratello peccatore.

(£) léisn. Questa pra coguata a santa Cateriua, e d’essa s’è dì sopra favellato.