Dialoghi d'amore/NOTA/III. Criteri e problemi di questa edizione

III.

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NOTA - II. Opere filosofiche e poetiche dell'Abarbanel Indice e sommario analitico
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III


Da queste notizie bibliografiche ogni lettore intelligente può arguire quali siano stati i naturali criteri della presente edizione. Essa è fondata sull’edizione principe del 1535 (R), la quale ha per noi valore di manoscritto; tenuto il debito conto delle edizioni aldine (A), che rappresentano una prima revisione critica. Non era evidentemente il caso di seguire il deterioramento del testo romano né del testo aldino in edizioni che invano pretendono di dare i Dialoghi «di nuovo corretti, et ristampati»: le correzioni consistendo esclusivamente nell’abbandono di certe peculiaritá grafiche (come ph per f, ò per o etc.), nel moltiplicarsi di inutili segni [p. 440 modifica]d’interpunzione e nel sopravvenire di non pochi errori e di sostituzioni arbitrarie. Tuttavia anche di queste edizioni ho tenuto sott’occhio le principali, e segnatamente quella del Giglio (1558), che è la prima a presentare tali novitá, imitate nelle sue consorelle: non potendosi mai escludere che anche un’umile ristampa non dia qualche volta per avventura la lezione piú probabile lá dove resta libero il campo agli arbitri e alle congetture.

Ma giá il testo aldino è di tal natura, che sconsiglia dall’attribuire importanza alla folla delle stampe cinquecentesche. Curato con criteri puramente umanistici, esso è dominato dalla preoccupazione di razionalizzare la grafia, l’interpunzione, la lingua stessa dell’autore; Leone Ebreo vi compare nella veste di un Bembo, di un Varchi, di uno Sperone Speroni: tale cioè da suscitare la piú schietta ammirazione per il suo pieno possesso dell’ortografia e delle buone regole grammaticali, se tutto ciò non fosse a scapito della perspicuitá e dell’intelligibilitá di molti periodi e di non poche intere pagine. Si tratta sempre, intendiamoci, di piccoli ritocchi, a mala pena notabili: ma il loro frequente accumularsi non reca buoni effetti; non essendo stato di certo un filosofo il letterato che attese all’edizione nella casa di Aldo. Questa è generalmente, del resto, la fortuna toccata a tutti i testi antichi e moderni per opera delle grandi case editrici del ’500, di Venezia come di Basibe, di Firenze come di Lione: ne escono lindi e attillati in lucida veste, ma con fisionomia mutata e spesso irriconoscibile.

Il testo romano ci presenta per contro un Leone Ebreo scrittore vivo e spontaneo, padrone della lingua parlata piú che della scritta sebbene pur sempre nell’ambito della lingua colta; la stessa interpunzione irregolare e caotica, ma non pedantesca, e la grafia dell’uso corrente nei primi decenni del’500, con quel suo curioso misto di umanesimo e di volgar eloquio, caratterizzano un aspetto letterario dell’opera che fa correre la mente, come per tanti altri aspetti, a un raffronto con le opere italiane del Bruno. Certamente, non sappiamo quanto merito di questa veste originaria dei Dialoghi spetti al medico israelita e quanto all’editore o, in qualche parte, al tipografo: ma tale ignoranza non può diminuire il nostro apprezzamento dell’edizione romana, che resta, dopo il Commento del Pico alla Canzone d’Amore del Benivieni e il trattato dei Tre libri d’Amore di Francesco Cattani da Diacceto, uno dei primi e piú notevoli testi volgari del linguaggio filosofico nel Rinascimento italiano. [p. 441 modifica]

Con tutto questo, riprodurre diplomaticamente l’edizione del 1535 non sarebbe stato di alcuna convenienza: tanto valeva allora una ristampa anastatica come quella del Gebhardt, che presentasse, in una con la selva degli h, degli j, degli apostrofi e accenti distribuiti senza risparmio proprio dove non se ne sente il bisogno, e di altrettali peculiaritá tipografiche, almeno anche la pagina e la stampa cinquecentesca. Ho adottato invece, sulle orme delle migliori edizioni moderne del Bruno e del Campanella, il criterio (che ritengo possa agevolmente essere universalizzato, e che del resto è proprio di questa collezione) di presentare nella grafia moderna il testo originale in modo che si legga oggi esattamente come veniva letto nel ’500 con la grafia cinquecentesca. Et ed & sono resi da e o ed a seconda dei casi: dico resi, e non sostituiti, perché ormai è risaputo che quell’et nella prosa del ’500 non era piú se non un infelice scioglimento tipografico della sigla & usata indifferentemente per e o ed; e perché nell’edizione del 1535, a eliminare ogni scrupolo, si ha quasi sempre & e non et. Ma son rimaste intatte forme come de lo, de la, de li e simili (poiché rappresentano nel testo un uso costante e quasi esclusivo), essempio accanto a esemplo, escetto, escedere (da ex-ceptum, excedere; e da leggersi quindi, credo, in conformitá dell’etimo), sapienzia, spezie, desiderarebbe (accanto ad amerebbe), oppinione, tornono, robba, razo, sapiamo, doppo, godeno, ecc.: ossia tutte quelle che rappresentano una tendenza caratteristica, o in senso umanistico o in senso popolaresco, dello scrittore; il qual criterio mi ha, naturalmente, guidato anche lá dove si trattava di scegliere, a scopo di uniformitá, tra due forme concorrenti.

Cosi delettabile, che si alternava nell’edizione principe con dilettabile, ha avuto da me la preferenza, perché la seconda forma generalmente vi compare solo in presenza di diletto e dilettazione, ossia di forme giá modificate dall’uso. E ho preferito dubio a dubbio, perché il primo, come latino o spagnuolo, era piú naturale alla penna di Leone. Né mi trattengo a enumerare molti casi consimili.

Unico punto in cui mi sono arrischiato a venir meno a queste regole è il sonno (per sono, 3ª pers. plur.), che dell’edizione romana rappresenta forse la piú singolare peculiaritá. Questo sonno è voce cosí tipica di una circoscritta area dialettale, e cioè della parlata senese e aretina fino dai primordi della lingua volgare, da non potersi attribuire ad altri che a un compositore della stamperia [p. 442 modifica]di Antonio Blado: e il suo distacco dalla fisionomia linguistica del testo è cosí netto, che ritengo di aver seguito il piú sicuro partito nel ridurlo costantemente a sono. Chi per avventura non fosse di questo avviso può correggere del resto con tutta facilitá. Anche altre forme qua e lá ricorrenti (spegnare, gattivo, fatighe, potevono, e simili) potrebbero avere la stessa origine, piuttosto che essere errori di stampa: e perciò, data la loro sporadicitá le ho lasciate stare. Ma sempre, in ogni caso dubbio, all’uso cinquecentesco son ricorso, tenendo presenti in modo particolare i Trattati d’amore e sulla donna pubblicati dallo Zonta in questa medesima collezione, nonché quelli, ivi non compresi, del Pico, del Cattani da Diacceto, del Bembo, e dell’Equicola, e la letteratura filosofica contemporanea, originale e tradotta.

Posti tali criteri per la determinazione del testo, restano da indicare le correzioni richieste da non pochi passi scorretti o lacunosi: per la retta lettura dei quali, come in genere di tutta l’opera, molto mi son giovato di opportuni raffronti con l’edizione aldina del 1552, la versione latina del Sarrasin, la versione spagnuola di Garcilaso de la Vega e la versione ebraica edita a Lyck. Un lungo elenco di correzioni propone il Pflaum in appendice alla sua monografia: ma sono per la maggior parte relative ad errori di stampa propri esclusivamente dell’edizione romana e che nella posteriore aldina del ’52 sono in gran parte emendati; altre derivano da sua, ben perdonabile, ignoranza della storia della nostra lingua (come cercato per cerco) o non si sostengono di fronte al testo originale del 1535; alcune, che segnerò, ho infine accettato. Delle mie correzioni qui segue un elenco, limitato per brevitá a quelle che potrebbero suscitare discussione, e naturalmente a un esempio solo, quando si tratti di correzioni ripetute.

Dialogo primo 1 b 3 in proprio era. improprio (6, 1); 2 b 12 venti em. vinti (7, 27); 8 b 20 trovasi em. trovatisi (16, 2); 8 b 15 non si truova em. Pflaum si truova (16, 23); 9 a 25 distemparati em. distemperati (17, 21); 12 a 1 e l’onesto è nell’intelletto em. Pflaum e l’onesto ne l’intelletto (21, 10); 12 b 8 simiglianza em. dissimiglianza (22, 7); 13 b 7 Ne l’altre due em. Negli altri due (23, 23); ivi, 13-14, 16-17 amarle, seguirle em. amarli, seguirli (23, 29 sgg.); 14 a 1 per che a l’uso em. perché l’uso (24, 7); 14 a 18 convertono em. Pflaum converte (24, 24); 18 b 16 illuminato em. illuminate (Pflaum: illuminando), e ivi, 17 il fanno em. Pflaum il fa (31, 7 e 9); 19 a 21 considerara em. considera (32, 3); 20 a 23 in se medesimo em. in se medesime (33, 21); 20 b 19 animo em. Pflaum amato (34, 8); 22 a 21 in principio & pura [p. 443 modifica]potenza em. in principio pura potenza (36, 21); 26 a 2 beata em. beato (42, 2); 26 a 6 infima em. intima (42, 5); 27 b 4 desiderio em. desidero (44, 11); 29 a 17 possesse em. potesse (46, 9); 30 b, 14 fastidioso em. fastidiosa (48, 36); 34 b 8 a quella de l’huomo em. de quella a l’uomo (54, 21); 35 b, 2 un incendio che in tal stato em. un incendio. Chi in tal stato (55, 32).

Dialogo secondo: 6 a 26 dirizate em. dirizzati (69, 14); 10 a 21 alloro em. a loro (74, 36); 14 a 16 el movendo em. e movendo (80, 22); 15 a 2 & erogenei em. eterogenei (81, 29); 16 b 17 l’apropriano em. s’appropriano (84, 12); 19 b 13 antitoni em. Pflaum anticloni (88, 17); 20 a 9 l’amante em. la mente (89, 1); 21 a 26 modi em. mondi (90, 35); 24 a 14 e al padre em. el padre (94, 36); 24 b 16 epicidi em. epicicli (95> 27); ivi, & centrici em. eccentrici (l. c.); 26 b 12 li quali em. le quali (98, 19); 27 b 14 odiosa em. odioso (99, 36); ivi, 24 fatto em. fatta (100, 8); 30 a 13 Zefs em. Zeys (103, 23); 31 b 12 nominato em. nominata (105, 28); 32 a 2 par em. pur (106, 9); 34 b 17 o dal suo caos em. e dal suo caos (110, 8); 35 a 12-13 mano, poter’ em. mano e poter (110, 26-27); 35 b 18 elementarie em. elementari (111, 23); 46 a 12 diamo em. divino (126, 15); 54 b 14 gli de em. gli die (138, 4); 56 a 19 presistente em. presidente (140, io); 60 a 17 imperfetta em. in perfetta (145, 24); 61 b 18 chiamate em. chiamati (147, 17); 63 a 10 proprio em. proprie (149, 25); 64 b 13 pochi sapienti em. poco sapienti (151, 36); 71 b 9 e non de la em. Zimmels Pflaum e non la (162, 1); 71 b 12 Non certamente em. Pflaum Certamente (162, 6); 73 b 8 lo potrebbe em. lor potrebbe (164, 7); 74b 8 tu, o simuli em. o tu simuli (166, 14); ivi, 11-12 tu come io non dico em. tu, come io, non dica (ib. ll. 16-17); 75 a 13 in nobil em. immobil (167, 12); ivi, 18 fugositá em. sugositá (ib. l. 23).

Dialogo terzo: 1 a 12 estraete em. astraete (171, 15); 2 a 16 amoroso em. amorosa (173, 29); 3 b 16 diverso em. diversa (175, 19); ivi, 21 ’uno em. l’una (ib. 26); 4 a 13 rasportazione, e contemplativa em. trasportazione contemplativa (176, 4); 6 b 22 nteso em. intese (180, 7); 7 a 16 senza il quale em. senza la quale (ib. 31); 7 b 24 aspirando em. adspirando (181, 28); io b 24oppressa em. impressa (186, 2); 15 b io farlo em. [a] farla (192, 32); 16 b 3 essere unica em. la mia unica (194, 3: cfr. Psalmus 22, v. 21); 20 a 11 pagare cioè che em. Pflaum pagare ciò che (199, 19); 25 b, 13 infine em. in fine (208, 15); 28 b 9 manca em. mancano (212, 28); 30 b 2 inetti em. i netti (215, 19); 34 b 13 ne l’uomo em. de l’uomo (221, 31); 35 a 24 amara em. amarla (222, 36); 35 b 12 presuppone em. presupponi (224, 14); 36 a 2 per la loro perfezione em. pur la loro pfn. (ib. 31); 36 b 26 che non credono em. che credono (225, 15); 37 a 7 quello em. quella (ib. 24); 38 a 5 lassar em. passar (227, 4); 38 b 1 queste em. quelle (ib. 25); 40 b 9 che non em. chi non (230, 32); 42 b 4-5 l’amor de’ superiori a’ superiori em. Pflaum l’am. degli inferiori a’ sup. (233, 32-33); 43 a 2 attribuiti em. attributi [p. 444 modifica](234, 20); 45 b 8 primo del primo em. prima del pr. (238, 12); 48 b 19 come è il suggetto em. Pflaum come il suggello (243, 13); ivi, 22 in tempo ad ogni tempo em. Vers. Ebraica in tempo ad ogni atto (ib. 15); 49 a 6 rinata em. Pflaum minala (ib. 26); ivi, 8 ciascuno em. ciascuna (ib. 28); ivi, 15 perchè non pone em. perchè pone (ib. 35); ivi, 16 eterna e successivamente em. Pflaum eternamente e succ. (ib. 36)1; 49 b 17 informa em. informe (244, 29); 50 b 17 geminare em. germinare (246, 11); 51 b 13 de l’uomo em. del mondo (247, io); 51 b 25 causate da quelle em. causata da quella (248, 3); 52 a 2 moto da cesso e recesso em. molo di cesso e recesso (ib. 7); ivi, 13 l’altro em. l’altra (ib. 19); ivi, 17 s’intende em. s’intendono (249, 12); 53 a 1 dice em. Pflaum dicono (ib. 22); ivi, 3 te (corr. et) la nuova em. ne la nuova (ib. 24); 54 a 15 denota em. denotare (251, io); 54 b io preposizioni em. proposizioni (ib. 31); 57 b 14 lecita em. lecito (256, 12); 58 b 7-8 poi se tu vedi come ne le tre em. poi che tu vedi come de le tre (157, 18); 62 a 19-22 questo — stesso — quello em. questa — stessa — quella (263, 3-5); 62 b 12 one em. onde (ib. 23); 66 b 15 terminato subbietto em. terminata [in] subbietto (269, 14); 70 b, 9 escede em. esceda (274, 34); 71 [72] a 11 con qualsivoglia em. come q. (275, 25); 72 a 1 come è possibile em. Pflaum come è impossibile (276, 31); 72 b 4-5 il secondo em. la seconda (277, 22); 73 b 15 se abbi em. che abbi (279, 12); 77 a 12 contradirli em. contradirle (284, 5); 78 a 10-12 la qual’è..... e per piú parteciparle em. la quale..... per piú p. (285, 17-19); 79 b 17 significa em. significano (287, 26); 80 b 22 non seguitiamo em. noi seguitiano (289, 13); 81 a 3 e crescimenio em. accrescimento (ib. 20); 83 a 16 e per mogliera em. che per mogliera (292, 24); 86 b 14 de l’una e de l’altra (297, 17); 88 a 5 il quale em. le quali (299, 15); 89 b 25 Dio è intelligente em. Dio, l’intelligenzie (301, 35); 92 a 6 intervenne em. intervenute (304, 29); 101 b 16 fitta em. fida (318,8); 104 a 10 terrogenie em. eterogonie (321, 23); ivi, 14 de le forme em. de la deforme (321, 27); 106 a 8 come em. cosí (324, 12); 106 b 23 neutrali em. naturali (325, 14); 109 b 16 l’obbedienti em. l’obbedienzie (329, io); 110o a 7 naturale em. naturali (329, 26); ivi, 17 immagine em. immagini (329, 35); ivi, 19 spirituali em. spirituale (330, 1); 111, b 19 vento em. vinto (332, 1); 117 a 26 le notizie esemplari, & l’ordine em. le notizie es. de l’ordine (339, 27); 117 b 21 non t’inganni em. Pflaum, t’inganni (340, 12); 119 a 9 ss. in la idea del fuoco, & quella de l’acqua, e in quella del simplice, & quella del composto em. in la idea del f. è quella de l’acqua; e in quella del s. è quella del c. (342, 7-8); 123 a 3 di quella em. di quello (347, 19); ivi, 11 continente, & quel em. continente è quel (347, 26); 124 a 23 e a la precedenzia em. e la prec. (349, [p. 445 modifica]16); 125 b 13 teologichi em. teologi (351, 9); 126 b 13 col quale fu la creazione em. col quale fa la creaz. (352, 23); 129 b 14 che egli manca em. Pflaum che gli manca (356, 29); 135 b 16 venta da la bellezza em. vinta da la bruttezza (365, 19); 137 a 12-13 quella, nel quale em. di quello, del quale, (367, 22); 138 b 18 pur’la bellezza em. per la bellezza (369, 31); 140 b 22 procede em. precede (374, 10-11); ivi, 23-24 brevi & astintamente em. breve e distintamente (ivi, 23-24); 143 a 22 quello em. quella (376, 16); 145 a 14 quanti em. quelli (379, 3); ivi, 17 egli em. essi (379, 6); 146 b 18 gusto em. giusto (381, 8); 148 a 4 dice em. disse (382, 36) (cfr. Genesi 6, 7); 153 a 3 quanta em. questa (390, 9).

Lascio da parte tutte le altre correzioni (e sono parecchie centinaia), che derivano dai criteri generali giá esposti o da necessitá di miglior lezione evidenti di per se stesse a chi prenda in mano il testo del Blado: dove, per esempio, Phitone sta a rappresentare tanto Filone (Fetonte) quando il serpente Pitone. E lascio le correzioni di semplici refusi o lettere saltate, di cui un centinaio è giá indicato nell’errata dello stampatore romano, e le indispensabili integrazioni, poste fra parentesi quadre, che si possono rilevare scorrendo il mio testo e che in genere corrispondono a evidenti omissioni tipografiche. Dirò infine che ho rispettato, sempre che mi fu possibile, i frequenti passaggi dalla forma maschile alla femminile e viceversa (nel genere neutro) e la ripresa pleonastica delle congiunzioni: due particolaritá sintattiche specialmente notevoli fra le molte di Leone. Cosi ho mantenuto i non meno frequenti anacoluti e i frequentissimi casi d’incerto uso del pronome relativo. È superfluo avvertire che ho raffrontato tutte le citazioni bibliche col testo masoretico, e quelle platoniche e aristoteliche con i testi greci: ma che le une e le altre ho ritoccate solo dove era necessario a cavarne un senso. Né meno superfluo è notare che, mentre in R solo il primo dialogo reca l’intestazione Philone et Sophia e gli altri due hanno Sophia et Philone (forse perché in questi il dialogo è iniziato da Sofia e non da Filone come in quello), qui si trova invece uniformemente Filone e Sofia nel titolo di tutti e tre i dialoghi. Particolare cura ho speso nell’interpunzione, mirando a fare di essa l’aiuto piú efficace del lettore e dell’interprete, ma in pari tempo mantenendola nei limiti dello stretto necessario. A questo proposito si osservi come colui che curò la stampa del 1535, e che è certamente il maggiore (se non unico) responsabile dell’interpunzione del suo testo, non amava certamente i segni interrogativi e ammirativi, o [p. 446 modifica]forse in tipografia mancavano, tanto son rari. Dove occorrevano, li ho restituiti: ma neppur io ho voluto largheggiare in questo, al contrario delle altre edizioni cinquecentesche. Allo stesso modo ho ricostituito, quando lo richiedeva il senso, l’unitá e la distribuzione logica dei periodi, che in R sono frequentemente sconnessi o spezzati o confusi: ma quando tali irregolaritá erano ammissibili, le ho lasciate, e credo con vantaggio.

Le intestazioni poste in capo alle pagine di ordine dispari e il sommario analitico dell’indice generale potranno essere di guida attraverso i meandri e le oscuritá del vasto trattato.

Un sintetico commento al testo, secondo l’ordine della trattazione, si troverá nella citata opera del Pflaum (pp. 86-138).

S. C

Note

  1. In molti altri luoghi ho lasciato, come stava, il primo avverbio senza suffisso, secondo il buon uso dei primi secoli; ma qui la correzione era necessaria per evitare ambiguitá.