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VII. Dei libri popolari che sono a farsi in Italia

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VII.

Dei libri popolari che nono a farsi in Italia.

È confessata universalmente la povertà nostra in fatto di libri popolari1. Dove la grande maggioranza della nazione è senza fior di lettera, ivi non può fiorire questa sorta di letteratura, la quale al par delle merci presuppone la richiesta. Ma ora che la Dio mercè vi ha questa tanta sollecitudine d’istruire il popolo, ancho gli scrittori si volgeranno a trattare argomenti di popolare interesse. Ecco, secondo il nostro avviso, quali libri sarebbero a farsi per la più utile istruzione del popolo. Anzi tutto gioverebbe pensare all’educazione politica di esso; per questo è principalmente necessaria una conoscenza estesa dell’Italia nostra; cioè un libro che presenti in compendio una corografia generale facile ed elementare del bel paese, divisa per regioni, con un cenno sui prodotti naturali ed artificiali [p. 67 modifica]di ciascuna di esse. Indi tanti libri staccati ed indipendenti l’uno dall’altro sopra le regioni singole. Quali libri più istruttivi e più interessanti di questi? Ora che la coscrizione chiama sotto le anni tutti i giovani italiani e gl’incorporo promiscuamente ne’ reggimenti senza badare at luogo d’origine, e sono poscia trasportati da Un capo all’altro della penisola, qual libro può destar maggior interesse e al coscritto e alla famiglia di lui quanto quello che contenga la descrizione del paese nel quale egli si trova? Qual cosa più utile che il conoscere i pregi e, diciamolo con parola nuova ma necessaria, le risorse varie onde si distinguono tra loro le diverse contrade della patria nostra? Sarebbe piacevolissimo quel libro, a mo’ d’esempio, il quale descrivesse la Sardegna non per gli eruditi, come il bellissimo viaggio di Alberto La-Marmora, ma, insieme ad un po’ di statistica degli abitanti e de’ prodotti, dicesse quanto di più potrebbe quella bell’isola produrre, se si mutassero alcun poco certe abitudini de’ Sardi. Non potrebbe questo libro far sì che taluno di coloro che aspira ad emigrare in America, cangiasse pensiero e si accontentasse di emigrare in Sardegna? Cosi parimenti un libro che pigliasse a subbietto i mari che bagnano le coste dell’Italia, non potrebbe rendersi interessante e piacevole? Ciò che vorrei assolutamente bandito da cotesti libri sarebbe la storia e l’archeologia, le quali discipline giovano pochissimo ai popolo, che non ha tempo da spendere a filosofare ripeterò col Leopardi.

La storia cne piace e che giova al popolo si è quella che trovasi incarnata nella biografia d’un uomo o degli uomini che uscirono dalle sue file, e sì alzarono in grande riputazione coi proprii sforzi. Di questi libri io tengo come modello l’Aiutati di S. Smiles. Un Plutarco per gli uomini di campagna ed un altro per gli artigiani potrebbero fare [p. 68 modifica]un eccellente effetto sui nostri lettori, i quali potranno avere un buon ammaestramento dalla storia. Nulla vieterebbe che coteste biografie contenessero digressioni storiche per dipingere i costumi e le vicende de' tempi in cui visse l’eroe di cui si narra la vita.

Intorno alle scienze ed alle arti, a me non garbano uè punto nè poco que’ libri che si dicono popolari, ma che dirsi dovrebbero triviali; perocché in essi la scienza è cosi svisata da non essere più uè scienza nè arte. — Fra tutte le scienze la sola che può eminentemente diventar popolare è!a scienza morale, la quale nell’insegnamento che si dà ai futuri maestri e negli esami per giudicarne l’idoneità ad insegnare, con grande meraviglia di molti venne collocata tra le materie che sono facoltative e si reputano un pleonasmo. Scienza facoltativa per maestri la morale? possibile! A prima giunta può credersi un epigramma; non parrebbe anzi che dovrebbe tenersi la prima, la sostanziale, intorno alla quale tutte le altre cognizioni, dovrebbero essere come semplice ornamento? Dove mi trovi un libro più semplice e ad un tempo adatto all’intelligenza dei più quanto il libro de’ Doveri degli uomini di Silvio Pellico? Nè la morale è una scienza così ristretta che bastino pochi libri ad insegnarla tutta2. Appartengono alla morale i codici tutti dai civile al penale, dal commerciale a quello internazionale. — Un libretto che discorresse dei delitti e delle pene non dovrebbe ottenere la cittadinanza delle Biblioteche popolari? Forsechè l’uomo del popolo ha sempre la cognizione esatta delle sue azioni e della responsabilità di esse in faccia all’autorità civile? Conosce egli tutti i [p. 69 modifica]modi coi quali può contravvenire alle leggi dello Stato?3 Un’operetta parimente sulla urbanità, nella quale bì raccogliesse quanto di meglio si è scritto in questa materia, e le cose raccolte vestite alla buona si mandassero tra il popolo minuto ad ingentilirlo, quanto bene non potrebbe arrecare?4.

Passando alle altre scienze affini alla morale, quali sarebbero la psicologia e l’antropologia, io stimo cbe anche da queste altissime discipline sì potrebbe trar tanto di buono da darlo a nutrimento delle menti fameliche di sapere. Non si spaventi il lettore di questa mia proposta e non la dichiari impossibile; chè si possono citare esempi imitabilissimi di lavori consimili. Chi non conosce quell’operetta che il Rosmini dettava, intitolata: Catechismo disposto secondo l’ordine delle idee? La prima parte di esso versa appunto sugli elementi d’una psicologia popolare. Non è un vero gioiello quell’altra operetta che un valentissimo medico e fisiologico americano scriveva col titolo: La casa dell’Io? nella quale con una metafora che si continua dal principio al fine è spiegato tutto il magistero del corpo umano, gli uffizi che fanno le singole parti, rilevandone sempre la somiglianza colle parti architettoniche della casa? Da un lato tu trovi le porte e le finestra, dall’altro i pilastri e le vòlte, qua le stanze e là i mobili che le adornano e le fanno utili all’uomo.

Tanto mi piacque sempre questa perfetta corrispondenza [p. 70 modifica]tra le parti della casa per noi abitata ed il corpo stanza dell’io, che una volta mi era nato il desiderio di continuare quell’opera e quella metafora, descrivendo L’Io e la sua famiglia; m’ero cioè proposto di studiar gli uffizi e le relazioni delle varie facoltà dell’anima umana, sempre ragguagliandoli a quelli che si osservano in una ben ordinata famiglia. II disegno mi par bello ancora oggidì, ma non mi bastò dò il tempo nè l’ingegno per colorirlo, e da questo fui convinto viemeglio che a dettar libri veramente popolari ci vogliono uomini che abbiano toccato la più alta e la più dilettosa vetta del monte della scienza, e di là possano collo sguardo spaziare in più largo orizzonte, e vedere da quale parte sì possa guadagnare una certa altezza anche da coloro che sono soliti dì camminare al piano5.

Lascio di parlare di altre cose intorno alle quali potrei correre il rìschio di dar in ispropositi molto maggiori dì quelli in che forse sarò caduto pur parlando delle cose che più mi sono famigliari. D’una non posso tacere siccome attinente assai alle già discorse, e sarebbe dei libri di forma drammatica e poetica. Oh quanto andrebbe bene un florilegio poetico nel quale si raccogliessero le poesie che, giudicate secondo la semplicità del concetto e dell’espressione, paressero le migliori 1 Esso starebbe pur bene nelle mani del popolo. Qui la messe è copiosa assai, specialmente della lirica, che è la poesia per eccellenza popolare.

Del dramma poi non mi perito di asserire, appartenere esso propriamente al popolo, epperò interessarlo ogni [p. 71 modifica]qualvolta l’azione, il dialogo, gli affetti e le passioni sono attinti dalle condizioni essenziali dell’umanità, perocché a buon diritto l’uomo del popolo può dire: Humani nihil a me alienum puto. Ma popolare non direi certamente quella commedia che si piace di descrivere i vizi d’una società bastarda, corrotta, quale è quella che ti rappresenta il teatro d’oggidì. Il poeta che vive ne’ postriboli, e quello la cui musa si pasce dì scetticismo potranno essere poeti più o meno cesarei, non poeti del popolo. La poesia vera è fede, è verità; e quella e questa sono popolari per eccellenza.

È pure una specie di dramma anche il romanzo, sia esso storico, o sia tutto favola. Del primo genere ne conta parecchi eccellentissimi la nostra letteratura, ma povera oltremodo ella è de’ secondi. Ora chi vieterà che si trasportino nella nostra lìngua i migliori delle letterature straniere, o si imitino, come Cesare Cantu trapiantava nel suo Carlambrogio da Montevecchia il Simone di Nantua? Che se in Italia non abbiamo se non pochissimi romanzi di questo genere, abbiamo poi per contrario in copia i novellieri, dai quali si potrebbero trarre alcuni volumi di squisitissimo gusto. Si compulsi ogni secolo della nostra letteratura dal trecento in qua, si riformi l’ortogranae la grammatica ammodernandole, alle parole invecchiate si sostituiscano altre di uso corrente; e così si ammanisca un cibo facile a smaltirsi. I linguisti èd i pescavìrgole reputeranno poco meno che eretica questa proposizione e sacrilega la mano che si attenta di mandarla ad effetto. Gridino a loro posta; noi seguiteremo la nostra via senza voltarci indietro o rimuoverci dal nostro proposito; fidenti di poter giovare all’avvenire della patria nostra, pur rendendo utili all’universale i grandi monumenti del sapere italiano. [p. 72 modifica]A due generi di letteratura veramente popolare dovrebbe pensarsi, più che ora non si fa, ai giornali cioè ed agli almanacchi; de’ primi la merce abbonda presso di noi, epperò mi passo dal parlarne; gli altri sono proprio i libri per eccellenza popolari, perchè sono tra i pochi i quali si spargono in mezzo al popolo, che sono ricerchi ed avidamente letti. L’almanacco è forse più utile e più istruttivo che il giornale, perchè sta più a lungo nelle mani del popolo, ed ha perciò un’azione meno effimera.

Chi facesse la storia degli almanacchi farebbe opera interessante e dilettevole; noi noteremo solo di passaggio che caddero già in tanto disprezzo, che la parola istessa si applicava a significare cosa bassa e spregevole non pure in fatto di libri, ma di qualsivoglia altra cosa. Ma per quanto apregevole cosa fossero, il popolo li cercava ed avidamente li leggeva. Il ciarlatan esimo se ne valeva per spacciare le cose sue; in esso si mettevano le profezie del tempo e le predizioni del lotte, si vendeva al volgo ignorante a pochi e sicuri quattrini la ingannatrice speranza di arricchire.

Da alcuni anni uomini sapienti e solleciti della educazione popolare, seguendo l’esempio di ciò che si fa in Francia ed in Inghilterra, s’impadronirono del vecchio titolo e cercarono di ringiovanirlo colla bontà delle dottrine e colla bellezza dello stile. Cosi fece in Toscana quell’ottimo uomo che fu Pietro Thouar col Nipote del Sesto Caio Bacelli; lo stesso fece un altro valentuomo di Milano col Nipote del Vestaverde.

Altri poi, ritenendo il nomo soltanto di almanacchi, non isdegnarono farne oggetto di particolari studii, innestando in essi quelle dottrine che prima si esponevano in grossi volumi. Ma il libro-almanacco ha un vantaggio: è portato sulle piazze, alla porta di casa, nelle campagne. L’ [p. 73 modifica]nacco quando esce dalle mani del vero dotto ai spoglia del suo abito a molti colori, è né più nè meno che un’opera avente unità di concetto, epperò può essere stromento benefico e potente di popolare educazione. L’Italia accenna a volersi arricchire di buoni ed utili almanacchi; giacché uomini insigni nelle lettere e nelle scienze non [sdegnarono di calare dalle loro altezze per parlare al popolo nelle umili pagine d’un almanacco.

Fra questi merita singoiar lode il prof. Paolo Mantegazza, il quale prese a rendere popolare la scienza della salute. I quattro volumi finqui pubblicati ebbero uno smercio che può dirsi straordinario in Italia, di 15 mila esemplari. E ben vorremmo che col tempo gli toccasse la fortuna di spacciarne 100 mila copie, come all’Almanacco di Francia.

Utilissimi sono gli almanacchi pubblicati dai fratelli Roda intorno al governo dell’orto e della vigna, come pure meritevole d’encomio è quello di A. Caccianiga intitolato l’Almanacco dell’Eremita; e l’Almanacco agrario del cav. prof. Gaetano Cantoni.


  1. All’ultima Esposizione mondiale l’Inghilterra stava in prima linea. La sua esposizione di libri popolari formava una collezione svariatissima e completa di tutto ciò che può contribuire all’istruzione e all’educazione. E tutto questo era classificato a dovere. Anch’essa la Francia ha esposto un gran numero di giornali, manuali, trattati a buon mercato, ed oltre 400 almanacchi-libri, de’ quali si esitauo oltre ó milioni di esemplari.
  2. Eccellerne sono quest’aspetto è il nuovo libro di Cesare Caniù, Buon sento e buon cuore. Nei quale con si perfetta economìa la forma espositiva del ragionamento si alterna colla drammatica del racconto, come appunto si richiede per libri siffatti.
  3. Chi amasse vertere trattala più. ampiamente co testa questione, consulti la mia opera della feria e dell’Emenda, nella quale appunto, discorrendo de’ mezzi di antivenire i delitti, questo si annovera dì diffondere la scienza delle pene.
  4. Merita singolarissima lode il cav. prof. Baruffi, il quale fondo un premio per quello scrittore che avesse dettato il migliore galateo popolare.
  5. La collezione che il signor Moreno intraprese a pubblicare sotto il moto di Ancora d’Italia, è diretta con questo intendimento, ed i libretti che la formano sono tali che meritano d’entrare nelle Biblioteche circolanti, per la materia che trattano e per tutte le altre condizioni eziandio estrinseche.