Dal profondo/L'affilatore

L’affilatore

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La Madonna del Soccorso L’uomo e la macchina
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L’AFFILATORE.

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Chiusa nel velo, coi lunghi occhi obliqui
fissi all’artier da la vermiglia tunica,
ritta presso la porta parlò ella,
e sibilo parea la sua favella:

«Affila, affila sulla cote lucida
i tuoi coltelli dai riflessi lividi.
Affila, affila, scarno affilatore:
questo per l’odio, questo per l’amore.

Nell’alterno strider le lame oscillano,
com’esse, al ghigno, i tuoi denti sfavillano.
Affila, per l’orgoglio e per l’insulto,
per l’ambascia che cela il suo singulto,

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per l’invidia che sè con sè dilania,
per la vendetta che in agguato palpita,
per le madri accosciate sulle porte
ad aspettar le creature morte:

per ogni triste uomo e triste femmina
ch’abbia commessa la colpa di nascere,
affila, affila i tuoi coltelli a punta,
fino a quando la cote sia consunta.

Ma il più aguzzo fra essi, il più terribile,
simile ad un gingillo demonìaco,
o affilatore, al desiderio mio
serbalo, pel nemico che so io:

e fra le spalle a tradimento il pènetri,
e si rigiri fra le rosse labbra
della ferita, adagio, con prudenza
raffinata, con perfida scïenza:

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sì ch’ei lo senta nelle carni, ogni attimo
di sua vita; e s’aggricci per lo spasimo
talvolta; ed a quel sordo incrudelire
soffra più che in morir, senza morire.»