Canzoni di re Enzio/La canzone dell'Olifante/L'accordo

III - La canzone dell'Olifante

VI
L'ACCORDO

../Il contrasto ../L'Olifante IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% letteratura

La canzone dell'Olifante - Il contrasto La canzone dell'Olifante - L'Olifante

Anche Enzio re non sa perché, ma piange,
volto alla terra che riluce al sole.
Sul colle ei, forse, vede il suo fratello
il gentil re, tra i raggi dell’occaso.
Dice Anibaldo: «Fuggi in Puglia, e passa5
il mare, e trova il Despoto d’Epiro».
Il suo cavallo chiede il re, da guerra.
Dice Anibaldo: «Trova la tua donna;
porta i tuoi figli (Enzo ha due anni) in salvo».
Monta a cavallo e cinge, il re, la spada.10
Dice Anibaldo: «Miglior tempo aspetta!
Vano è pugnar contro la rossa croce».
Il re Manfredi prende dalla mano
d’uno scudiero l’elmo, su cui posa
la sua grande aquila d’argento.15

Rimira a valle. Presi o morti i Lancia,
sgozzati a terra i biondi cavalieri,
fuggono in Puglia, fuggono in Abruzzi
gli altri baroni. Al cielo va Mongioia!
Risuona il ponte presso Benevento20
sotto scianguati cavalieri in fuga.
«Mal sia di te, soldano di Lucera!»
Ma egli, il figlio dell’imperatore,
la reda dell’imperator di Roma,
è in cima al colle, sul destrier che raspa.25
Egli è lassù che mira la sua rotta,
con l’elmo in mano, e l’aquila d’argento
arde e sfavilla al sole che tramonta.
E il re prigione del Comune ascolta
la voce quale d’un profeta:30

Quel che Dio mise in nome suo, vien presso;
dà degli sproni d’oro nel destriero.
«Non ira mala sia tra voi, vi prego.
Per Dio vi prego: è il nostro giorno estremo.
Sire e compagno, qui morire è certo.35
Dell’Olifante il suono andrà disperso.
N’udrà, sì, forse il suono, n’udrà l’eco,
ma non verrà l’imperatore a tempo».

AOI

«Dategli fiato tuttavia, Rollando,
poi che l’udrà l’imperator lontano.40
L’udrà sul capo gemere d’un tratto,
ed, a vendetta far di noi, verranno.
Discenderanno tristi da cavallo,
ci troveranno morti per il campo;
raccatteranno il nostro corpo e il capo,45
sopra i somieri li porranno, in pianto».

AOI

«Faranno il pianto con affanno e doglia,
sopra il somier ponendo una tal soma!
Ci deporranno in qualche ombrosa chiostra,
col lume acceso all’arco della soglia.50
O qui su noi porranno una gran mora,
non cane o lupo mangi le nostre ossa;
non le nostre ossa bagni qui la pioggia,
non nella fossa il vento qui le muova».

AOI