Canzoni di re Enzio/La canzone dell'Olifante/Il consiglio

III - La canzone dell'Olifante

II
IL CONSIGLIO

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Ode re Enzio; ascolta come in sogno,
perché il suo cuore è in Capitana e Puglia.
Un de’ custodi, Min de’ Prendiparti,
dice: «Mal prenda a questi giuculari
ch’hanno per sue le piazze del Comune,5
per ricantar le vecchie fole al volgo!
Già da gran tempo Carlomagno è morto».
E Scannabecco: «È morto sì, ma siede,
l’imperatore dalla barba bianca,
nella sua tomba, e con la destra impugna10
la spada posta sopra le ginocchia».
Enzio re pensa: «O bel sire fratello!
Biondo e gentil Rollando di Soave!
Forse vedete ora apparir sui monti
non Valdabrun, ma i cavalier di Francia,15
Proenza Fiandra Piccardia Brabante
coi santi gigli e con la croce!»

Manfredi in vero scorge allor sui monti
oltre il Calore l’oste del re Carlo.
Il nato dallo imperator di Roma20
ha suo consiglio. Parlano i suoi pari.
Qual è canuto, qual è tutto fulvo,
armato ognuno, ed il lor nome è Lancia.
Dice Calvagno: «Un giorno o due s’attenda:
saranno morti e presi per diffalta25
di pane e biade per i lor cavalli.
A Benevento e’ mal sarà venuto!»
Ma in parte è un vecchio astrologo accosciato
avanti un libro dove prende il punto,
come se avesse sopra il capo l’ombra30
piena di stelle. Intorno a re Manfredi,
vestito a verde come il lor vessillo,
vegliando a guardia i bruni Saracini
poggiati ad arcora e balestre.

Dice Ulivieri: «Bene è grande stuolo.35
Di lor masnade è tutto pieno il bosco.
Son tante schiere, quante dir non posso.
Compagna abbiam noi picciola a tal uopo.
Rollando amico, date fiato al corno!
Lungi n’udrà l’imperatore il suono,40
là nelle gole, e tosto sarà volto».
Rollando dice: «Sarò prima io morto!
Onore e loda perdere non voglio.
Non corno qui, ma Durendal ha luogo.
Sì, la vedrete rossa fino all’oro». 45

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«Rollando amico, e’ sono, per un, cento.
È pieno il bosco, tutto il monte è pieno.
Sonate il corno, il corno dell’impero!
l’imperatore lungi n’udrà l’eco,
là nelle valli, e sarà volto a tempo.50
Tutti hanno scudo, tutti bianco osbergo,
bene a cavalli, ad arme, e d’ogni arredo...»
Dice Rollando: «Morte sarà meglio!
Il mio legnaggio non sarà dispetto.
Qui Durendal, non corno fa mestiero.55
Dar colpi voglio, non soffiare al vento».

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«Rollando amico, in bocca l’Olifante!
È pieno il monte, è piena ormai la valle.
Tanti elmi al sole! Tante spade e lancie,
bandiere al vento rosse azzurre e bianche!60
Giammai non vidi sforzo così grande.
N’udrà lo squillo in mezzo alle montagne
l’imperatore, e lo vedrem tornare...»
Dice Rollando: «Più morir mi piace!
Bel sire, e’ ci ama per le nostre spade,65
l’imperatore, e il ben ferire e il sangue.
Baroni e gente, ora ai cavalli e all’arme!»

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