Canzoni di re Enzio/La canzone del paradiso/Il re morto

II - La canzone del paradiso

IV
IL RE MORTO

../Il sole ../Il consiglio del Popolo IncludiIntestazione 31 agosto 2009 75% letteratura

La canzone del paradiso - Il sole La canzone del paradiso - Il consiglio del Popolo

Nella città con la canestra in capo
va sotto i neri portici e le torri
dal sole accese, appiedi dei palagi
cinti di merli, ingombri di baltresche,
in mezzo al rombo di campane a festa.5
In una piazza ella riposa un poco,
depone un poco la canestra, e guarda.
In alto guarda, e si ravvia sul capo
i ricci pésti dal corollo.

Dalla finestra uno la chiama: «Ehi! tosa!»10
S’avvia la tosa con le dolci frutta
e con li odori, e sulla porta un vecchio
vestito a festa: «Va pur su» le dice:
«è misèr Piero, Pier de li Asinelli».
Dice Zuam Toso; ed ella ascende, ed entra15
in una sala piena di signori,
seduti, in piedi; e ode basse voci
gridare, Azar! a tavoliere.

Sur una panca giace un cavaliere,
con gli occhi chiusi, bianco il viso, bionde20
ciocche scorrenti tutto intorno a onde.
«Re Falconello?» ella domanda; e Piero,
scegliendo fiori e frutta: «Falconello,
coi geti al piede!» Dorme il re: d’un tratto
sente un odore di verziere e d’orto,25
e vede fiori frutta alberi strade,
e vede campi e fiumi, e il sole!

Sorride un poco, apre le nari, e dorme.
E Flor d’uliva scende più leggiera
e più pensosa. Pensa al Falconello30
coi geti al piede, così bello e blondo.
Ritorna, e canta nel ritorno, e in cielo
soffiano i lampi e qualche tuon bombisce.
E dice alcuno che il maltempo esplora:
«Par di sentire l’allodetta santa,35
che in cielo, tra due tuoni, canta».

Lunga è la via, non è la via dell’orto!
  Deh! la gran pieta del Re Morto!
  Elli era bello, or è più bello.
  Zase scoperto in t’un lavello;40
    una fontana i geme appresso.
  E sul lavello un arcipresso
  tene una secchia appesa ai rami,
  che dice: Vuoi ch’e’ viva e t’ami?
    empi me di lagrime amare.45

Cascano già gocciole rare e grosse.
  Chi ha tante lagrime amare?
  Ed ecco un dì vene una sclava,
  e vede il Re morto che amava,
   né il Re lo seppe a la so vita.50
 Prende la secchia intarmolita,
 e se la pone tra i ginocli:
 tre dì vi mesce giò da li ocli,
  l’ha quasi empita del so planto.

Rimbalza su la polvere che odora.55
  Si specchia allora nel so planto:
  si vede sozza, scarna, trista.
  «Deh! como sosterrà mia vista?
    Eo vuo’ lavarmi alla fontana».
  Vi va, chè la non è lontana;60
  si lava: anche i cavelli scioglie;
  si mira; anche due flori coglie;
    fiori di menta e di ginestra.

La pioggia scroscia sulle larghe foglie.
  Flori di timo e di ginestra,65
  flori per una ghirlandetta;
  poi torna al so gran planto, in fretta,
    che forse non ne manca un dito...
  La secchia è colma, il Re sparito!
  Un’altra sul suo pianto ha pianto;70
  ha tratto il morto Re d’incanto,
    con quattro lagrimette stente.
  Con quattro lagrimette stente
  s’è tolta ’l blondo Re ch’ell’ama,
  ed ella, oisé dolente e grama!75
    le ha plante, per l’amor suo, tutte.
  Non plange più, le ha plante tutte
  dal core per l’amor so bello:
  rimane lì presso ’l lavello,
  con le so lagrime rimane:80
    ... le so lagrime vane.