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Altre notizie sui ducati dei Governatori di G. G. M. Sforza

Giuseppe Ruggero

1893 A Indice:Rivista italiana di numismatica 1893.djvu Rivista italiana di numismatica 1893/Annotazioni numismatiche genovesi

Annotazioni numismatiche genovesi:
XXII
Altre notizie sui ducati dei Governatori di G. G. M. Sforza Intestazione 24 settembre 2016 75% Numismatica

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Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della rivista Rivista italiana di numismatica 1893

Nuvola apps bookcase.svg Questo testo fa parte della serie Annotazioni numismatiche genovesi

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ANNOTAZIONI NUMISMATICHE

GENOVESI



XXII.

ALTRE NOTIZIE SUI DUCATI

DEI GOVERNATORI DI G. G. M. SFORZA.





Nella Annotazione XII (V. Rivista del 1888), io pubblicava il ducato del Governatore Agostino Adorno, unico fino allora nel gabinetto di Brera, e nella XIII (V. Rivista del 1889), riproduceva il disegno di quello del Cardinale Paolo Campofregoso già riportato nelle tariffe di Anversa, ma restituendone la leggenda secondo l’Avignone. Nel dicembre dello scorso anno, due notizie avute a breve intervallo l’una dall’altra, cioè quella dell’esistenza di un esemplare del ducato [p. 176 modifica]del Cardinale, e l'altra di una variante di quello dell'Adorno, mi suggerirono l’opportunità della presente, come di appendice alle due Annotazioni citate.

Fu nel Catalogo di vendita della collezione Battigalli, che trovai descritto al n. 325 e figurato in una infelice zincotipia, l’esemplare del ducato del Cardinale: di quella moneta, che dopo essere stata malamente disegnata in una tariffa della fine del XVI e riprodotta tale e quale nelle successive tariffe del XVII secolo, non era più comparsa in alcun luogo, o per lo meno se ne ignorava l’esistenza. Non avendo potuto avere un calco della moneta, ho dovuto contentarmi della zincotipia per trarne il presente disegno, il quale deve ritenersi d’ora in poi il solo vero e fedele, mentre il primo non aveva altro scopo che di provare che la moneta era stata effettivamente coniata. E come le tariffe d’Anversa avevano alterato la leggenda, così non si poteva ritenere, che pur serbando l’insieme della rappresentazione, ne avessero reso con fedeltà tutti i particolari.

Essendo assai difficile che di questo ducato sia stato ripetuto il conio con varianti, la figura e la descrizione presente dovranno dunque sostituirsi a quelle già date nell’Annot. XIII, e poi nelle Tavole.

D/ – + : P : C : CA : DVCALIS : GVBER : IA :

Castello accostato dal biscione e dal cappello cardinalizio.

R/– + : CON : RADVS : REX : ROM : S : A :

Croce in 9 archetti con palline agli angoli e trifogli o crocette alle punte.
(V. figura 11).

Il lettore potrà rilevare alcune notevoli differenze nelle dimensioni del castello, nella forma e posizione delle altre figure e ’nel numero degli archetti; invece delle palline alle punte degli archetti si hanno dei [p. 177 modifica]trifogli o crocette, non avendo potuto ben definirne la forma nella zincotipia. Infine vi si riscontra quella troncatura a metà del nome del re e lo spostamento laterale delle crocette in testa alla leggenda, come nel rovescio del ducato dell’Adorno che si conserva a Brera.

La seconda notizia avuta pochi giorni dopo la pubblicazione del catalogo Battigalli, la devo alla gentilezza del Cav. Ercole Gnecchi, il quale aveva allor allora acquistato un bellissimo ducato dell’Agostino Adorno. Questo, che dal calco avuto riconobbi essere una variante di conio di quello di Brera, presenta un’altra differenza importante nella sigla di zecca che è quella del Nicolò Gherardi. E per questo ho creduto bene di darne qui la figura (v. fig. 2).

Questa nuova sigla sopra un ducato dell’Adorno mi obbliga a modificare le mie induzioni della XII Annot. Allora riteneva probabile che l’Adorno, dopo aver coniato una prima moneta d’oro in proprio nome ad imitazione del predecessore, ed a breve intervallo da questo, come ce lo indica il comune zecchiere A S, non avesse continuato per Toro come fece per i minuti. Ora invece questa nuova moneta ci avverte che egli non si è limitato a quel primo, ma ne coniò ancora negli anni seguenti fino a che non cominciò a coniare i ducati col nome dello Sforza.

Potrebbe anch’essere che egli coniasse contemporaneamente gli uni e gli altri, ma pare per lo meno poco probabile, non conoscendosi ancora monete dello Sforza colla sigla S A, che son quelle del ducato del Cardinale, e del primo dell’Adorno.



Note