Alessiade (tomo primo)/Prologo

Prologo

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Alessiade (tomo primo) Libro Primo
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P R O L O G O




I. IL tempo irreparabilmente passando con sempre vigoroso discorrimento, porta, sconvolge e trascina seco, vincitore d’ogni indugio ed ostacolo, dal nascer loro tutte le cose, e mette in obblio, senza distinzione, così le meno come le più meritevoli di memoria, sospingendole in mortifero gorgo a sommersione; e con volubile ed inconstante varianza (giusta la tragedia1) ora dalle tenebre sviluppa le ignote, ed ora avviluppavi le sapute da prima. Se non che la istoria, qual mole d'insuperabile fortezza, li contrasta, non dirò già arrestandone il precipitoso corso, ma certamente impedendo che molte delle geste avvenute in esso [p. 4 modifica]cadano in dimenticanza; sceltene pertanto alcune, ordinate e scritte, fa sì che non profondino nel leteo gorgo.

II. Tali pensieri nella mia mente ravvolgendo io Anna, figlia degli imperanti Alessio ed Irene, nata e cresciuta nel Porpora2, non ignara di lettere, e pervenuta con intenso studio ad impossessarmi della greca favella, nè affatto manchevole de' rettorici ammaestramenti; versata di più nelle Aristoteliche arti in uno co' dialoghi Platonici, e non priva di alcuna delle quattro discipline onde sogliono elegantemente ornarsi le menti degli addottrinati (con buona venia siami accordato di così parlare, forse con soverchia arroganza, di me stessa e di facultadi, che derivatemi comunque o dal talento, o dallo studio, o dal favore del Nume, o da propizia ventura, pure non indarno in me riunironsi perchè potessi compilare e trasmettere alla posterità questa narrazione), ho deliberato di rendere pubbliche le geste del mio genitore, nè solo quelle che, di già in trono, sotto de' proprj auspicj avvennero, ma le operate ben anche da lui prima di porsi il diadema, e solo annuendo [p. 5 modifica]agli altri Principi, entrambe per verità immeritevoli di essere condannate al silenzio, e trasportate dalla corrente del tempo nel pelago dell'obblio. Scevera poi da ogni brama o speranza di ostentare dottrina, solo fummi di eccitamento a cosiffatta impresa la brama di trasmettere alle genti future avvenimenti che in cotanto numero e di così varia natura concorsero ad ordire la vita di mio padre, nell'una e nell'altra fortuna spettatissimo personaggio; le cui opere e vicende appalesaronlo esperto non meno del comandare che dell'obbedire, fin dove sia lecito e necessario, ai comandanti. Che se queste cose e le altrettali comunque non sieno ricordate dalle testimonianze degli scrittori vanno senza più smarrite infra le tenebre del silenzio.

III. Per altro negli stessi esordj d'una così ardua impresa ed esposta alle spiacevolezze di contrarie accuse, destasi in me la tema che nel narrare le imprese di mio padre al produrne di commendevoli non siavi chi reputi quanto dico madornali menzogne, oltraggio alla verità, amore della domestica e propria gloria; ed e converso se l'argomento mi porterà talora a rammentarne un che men degno di approvazione, abbianvi spiriti inchinevoli alla maldicenza, i quali mi [p. 6 modifica]rinfaccino l’esempio di Cam, figlio di Noè, propagatore della paterna sconvenevolezza3. Se non che a riparo di cosiffatte insidie tesemi da ambe le parti procederò con animo predisposto, e compatendo alle cieche menti l’impotenza di scernere infra il retto ed il turpe, e quel discorrer loro, tratte da invidia o brama di biasimare, coll’eguale precipitanza ogni argomento, ed aggravare di colpa, come dice Omero4, gl'innocenti petti, mi terrò, a fe mia, entro i limiti della storica professione, da cui viene interdetto sdegno o favore a chi procaccia di tramandare alla posterità colle lettere la memoria delle cose operate, e comandato di essere giusto dispensatore di biasimi ed encomj anche grandissimi verso de' meritevoli, e nullamente arrendevole all'amicizia ed alla consanguineità, alle nimicizie ed agli odj.

IV. Laonde esorto i nemici a sperare ed i cittadini e gli amici a temere, promettendo trattare ognuno di essi a norma di quanto egli operò o rettamente, o in contrario modo. Esorto poi entrambi, cosi quelli che dovrò offendere, perchè meritevoli di riprensione, come gli altri, i quali [p. 7 modifica]meco si concilieranno allettati forse dalle commendazioni, di non trarre motivo di letizia o di lamentele anzi dal mio giudizio che dalla verità e fedeltà dell’esposto. Nè addosso di me chiosatrice d’una pubblica rimembranza, sotto la censura di testimoni oculari, parte de’ quail esistono tuttavia, e parte furono de’ viventi o genitori o institutori od avi, e fornita di valide pruove in conferma di quanto asserisco, opinino doversi versare la colpa di questa o quella piega che prenderà la mia narrazione, rispondente appuntino alla verità delle narrate geste.

V. Ora m’è uopo manifestare per quale congiuntura sienmi pervenute le più esatte notizie delle paterne imprese. Io ebbi a marito legittimo Niceforo Cesare, la cui schiatta retrocede infino ai Brienj, uomo ben superlore ad ogni altro de’ suoi tempi e per venustà di forme, e per somma prudenza, e per affinamento di dottrina, apparendo un vero prodigio a tutti coloro cui era dato il vederlo ed ascoltarlo. Ma per non soverchiamente digredire torniamo a bomba.

VI. Questi, sopra ogni altro chiarissimo, prestando i suoi militari servii a Giovanni Augusto, mio fratello, in più guerre contro ai barbari, come pure in quella contro l’antiocheno presidio, e [p. 8 modifica]mal comportando infra le guerresche fatiche stesse di abbandonare le lettere, alla farragine di sue cure aggiugneva, come e quando venivagli da 1oro accordato, quella di far commenti; e di questo modo condusse a termine moire opere meritevoli d’encomi e di pubblicazione; ma principalmente, animato dall’Augusta, si diede a scrivere le gesta di mio padre Alessio imperatore de’ Romani. Allorchè dunque le militari faccende accordavangli un qualche agio e riposo e’ dedicavalo con fermo proposito a comporre diligentemente i libri che doveano serbare la memoria delle cose operate da Alessio, ed in ispecie di quelle eseguite da lui già in trono. Egli pertanto esordisce la sua narrazione dall’età di Diogene imperatore de’ Romani, giusta!a domanda e il consiglio avuto dalla nostra Augusta e, tenendo dietro al correre deli anni, si porta col suo dire a colui, che in ispezieltà erasi proposto di celebrare.

VII. E di vero imperante Diogene cominciò, a svilupparsi l’ottima indole del mio genitore, a que’ dì appena entrato nell’adolescenza, prima della quale eta, se non vogliamo abusare del riposo e dello stilo commentando inezie e fanciullaggini, va privo l’uomo di quanto può innalzarlo [p. 9 modifica]di maniera che sia grandemente celebrato. Tanto egli si propose ad argomento e tema del suo scrivere; ma di tali speranze diedero in secco, non avendo potuto condurre a termine tutto il divisato lavoro; conciossiachè giunto colla sua narrazione ai tempi dell’imperatore Niceforo Botaniato mancò ai vivi con grave danno della istoria e de’ lettori, prive rimanendosi quelle este della luce grandissima che acquistar potevano dall’ingegno di lui, e venendo meno il diletto che dallo svolgere l’eruditissima opera le addottrinate menti prendean giustamente fiducia di conseguire. Poichè tutti coloro cui fu dato l’assaporarne il pregio, leggendo brani di qualunque suo opuscolo, di buon rado non gli rifiuteranno meco eleganza nella tessitura del discorso, e soavità di elocuzione e stile.

VIII. Ita di questo modo in dileguo sì grande speranza, ad impedire che alle paterne imprese mancasse il suffragio d’un autore comunque, o che gli scritti del mio consorte, in paese straniero, tumultuariamente ed infra lo strepito delle armi di fretta estesi, nè per ancora compiuti, venissero così imperfetti avvolti in perpetue tenebre, io stessa mi vidi inanimata, e meglio direi costretta, a far succedere in questo lavoro l’opera [p. 10 modifica]mia a quella del perduto consorte. Il quale unitamente alle prefate scede portò seco dal campo, misera me! un irreparabile morbo, derivatogli forse dal crudo tenor di vita e dai molti disagj, inseparabili compagni della rigida sua professione; forse dai travagli e dalle assidue fatiche delle battaglie e cotidiane zuffe; e forse, aggiungerò, dall’incredibile affetto e premura verso la mia persona, venendo incessantemente molestato dalla brama di avermi accanto. Se pure non darei meglio in brocco dicendo che tutte queste cose in uno, la sua onninamente connaturale sollecitudine, le malagevolezze senza tregua, la varietà del clima e delle stagioni, i difficili eventi; così numerosi motivi congiurati alla rovina di tanta virtù abbiangli porto, ah dolorosa rimembranza! il mortifero nappo.

IX. Checchè ne sia, rimasosi con forte animo compagno e partecipe della spedizione contro i Sirii ed i Cilici, quantunque ne 1o distogliesse il peggioramento della sua malsania, costretto nondimeno a cedere all’aggravantesi languore, ed a riparare da ultimo in patria, venne primamente tradotto cosi infermo e con enfiagione intestinale derivatagli dall’assidua tolleranza di tanto improba fatica, dalla Siria nella Cilicia, quindi nella [p. 11 modifica]PROLOGO. 9 Pamfilia, nella Lidia e nella Bitinia. In tale stato bramoso rutravia di narrare gli eventi di quelle sue geste, in parte non pot?,impedito dal morbo, eseguirlo, ed in parte fugli da noi vietaro, con raglone tementi non, per 1o sforzo del fayellate, la piaga, esacerbandosi, li accelerasse l’estremo faro. Ora a me, che torno qui a rammentare que’ funestis?imi tempi, l’animo riempiesi di tenebre, e torrenti di lagrime sgorano dalle affievolite luci. X. Deh qual ottimo consiliere perd? la romana? repubblica in Cesare Brienio! Chi iunse mai dail’uso e dal manegio degli affari a procacciarsi maggiore esperienza? A simile, chi l?u meglio di lui versato nelle scientifiche meditaziohi, nella lettura e varia erudizlone, vuoi quella fuori stato, vol quella presso di noi? Oltre di che quanta venusth risplendea in tutta la sua persona, diffusa per l’intera,cornpage delle sue mem]?rai avvenenza e forme degne non solo, come dir sogliamo, d’impero, ma tal quale divina maest? spitanti 1 XI. N? sono io ertamente inesperta de’ mali, fatta bersalio in tutta la mia puerizia di altre molte e gravi calamit?; poichb, messo da banda 1o splendore di nascere da auusti genitori, ed il A? Co?s?. [p. 12 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/12 [p. 13 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/13 [p. 14 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/14 [p. 15 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/15

  1. Sofocle - Aiace flag.
  2. (Πορφύρα). Appartamento nell'imperiale palazzo destinato ai parti delle imperatrici. V. Constantino Manasse nel Cronico.
  3. V. Genesi, c. 9, v. 9.
  4. Iliade, α' v. 653.