Alessiade (tomo primo)/Libro Primo

Libro Primo

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Anna Comnena - Alessiade (tomo primo) (1148)
Traduzione dal greco di Giuseppe Rossi (1846)
Libro Primo
Prologo Libro Secondo
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DI

ANNA COMNENA PORFIROGENITA

CESAREA ALESSIADE



LIBRO PRIMO

GESTE DI ALESSIO PRIMA DI ASCENDERE IL TRONO,

E SUOI MOTIVI PER GUERREGGIARE ROBERTO

DUCA DELLA CALABRIA.


SOMMARIO.

ALESSIO intraprende la militare carriera sotto Romano Diogene Augusto; lo accompagna nella spedizione contro i Persiani, e tra via è da lui rimandato alla madre afflitta dal recente annunzio della morte di Manuele Comneno.- Urselio, terribile nel comando sotto Duca Michele e via umili natali col suo valore fattosi quindi potente, vince molti condottieri. - Alessio militante sotto la disciplina del fratello, dato [p. 18 modifica]saggio di sua valentia e addivenuto condottiero d’un esercito, mette alle strette Urselio. - Questi procura di strigner lega col barbaro Tutac, il quale, prevenuto, vendelo ad Alessio con guarentigia del pattuito danaro. - Alessio scarso di pecunia chiedene prestanza agli Amaseni, che, incitati per ciò a sommossa, dalla prudenza di lui sono ricondotti all’ordine. -?Si finge l’accecamento d’Urselio. - Gli Amaseni sborsano il danaro. - Alessio riconquista le città occupate armata mano da Urselio. - Stupore di Doceano al mirare Urselio veggente. - Niceforo Brienio, messo piede nell’imperio, ne occupa tutta la occidentale frontiera; sua figura, indole, vigoria. - Miserabilissima condizione delle romane truppe. - Alessio marciando contro Niceforo con pochi militi supplisce col senno il difetto 1oro. - Parallelo infra Alessio e Brienio. - Schieramento d’entrambi gli eserciti. Battaglia. - I Brieniani cadono negli aguati. Fortezza di Giovanni Brienio. Viene rotta la falange di Alessio, ed il costui precipitoso consiglio è corretto da Teodoto. - Gli Sciti vincitori dannosi al bottino. - Cagione della strage de’ Brieniani. - Alessio impadronitosi del regalmente bardato cavallo di Brienio persuade i suoi della morte del duce, il che moltissimo contribuisce al conseguimento della vittoria. - Una eccessiva sicurezza nuoce [p. 19 modifica]ai Brieniani. - I Franchi passano all'esercito di Brienio, il quale assalito dai Turchi ne riporta grave danno, tenendosi male in guardia dopo gli ottenuti vantaggi. - Sagglo della forza di Brienio, e sua prigionia in causa d’una sconfitta. - La clemenza addiviene pericolosa ad Alessio; nè si deve incolparlo dell’accecamento di Brienio. - Basilacio, sue notizie e potenza; padrone del tutto da Dirrachio a Tessalonica; sue doti fisiche e morali. - Accampamento con maestria posto da Alessio al fiume Bardaro. - Notturno assalimento del campo d’Alessio per opera di Basilacio. - Alessio perchè detto Bleso; questi per materno Comando ebbe a compagno infino all’epoca del suo matrimonio un venerandissimo cenobita. - Felice pugna notturna di Alessio contro Basilacio; il primo con mente a maraviglia tranquilla nel massimo fervore della battaglia. - Manuele fratello di Basilacio fatto prigioniero da Curtricio. - I Basilaciani riparano col duce loro a Tessalonica, la quale dopo breve tempo apre le porte ad Alessio. Basilacio ripara nella rocca, dove per tradimento de’ suoi vien fatto prigione e consegnato ad Alessio; questi lo abbandona ai ministri di Botaniata, i quali privanlo della vista. - Alessio acclamato Sebasto dal senato. - Malaccorto consiglio di Michele Duca impalmando la pulzelIa di Roberto normanno al pro- [p. 20 modifica]prio figlio. Patria, beni, indole, morali e fisiche doti di Roberto, il quale da masnadiere addiviene genero di Mascabele, duce molto potente in Italia; quindi impossessatosene lo martoria, lo acceca ed occupane la signoria, dilatandone i confini. - Ambisce l’imperio valendosi della coperta del monaco Pseudo michele da lui sedotto. - Gli eventi europei vantaggiosi a Roberto. - II romano pontefice e l’imperatore di Germania, nemici infra 1oro, bramano l’amicizia di Roberto, il quale si confedera col pontefice e ne inganna le preghiere, intento solo alle proprie faccende. - Baimundo figlio di Roberto somigliantissimo al padre. Occupa Aulone, e mette a guasto largamente ogni cosa. - Animo virile di Gaita moglie di Roberto. Costui andata a Brindisi. - Raül, da Roberto spedito ambasciatore a Constantinopoli, di ritorno, sconsigliando la guerra, ne volge? contro di sè lo sdegno, che evita colla fuga.- Impotenza del pseudo-monaco Rettore. - Astuta finzione di Roberto, e numero de’ suoi militi e delle sue navi. - Perchè scelto Brindisi pel tragitto. - Corifo o città occupata da Roberto. - Monomacato dalla farzione di Borilo e Germano spedito a Dirrachio. Nega il danaro ad Alessio. Pone speranza in Roberto di arrendergli Dirrachio. Si concilia i dalmati esarchi. [p. 22 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/22 [p. 23 modifica]

ALESSIADE PRIMA


I. L’IMPERATORE ALESSIO, mio genitore, anche prima di avere 1o scettro del principato fu grande ornamento e sostegno del romano impero. Egli, compinto appena il decimoquarto anno, si dedicò alla militare carriera sotto Romano Diogene, al quale nella faticosissima non meno che malagevole spedizione contra i Persiani si fe’ di pienissimo voler suo compagno ne’ pericoli, appalesandosi a prima giunta infin d’allora di maravigliosa indole per le cose guerresche, assai pronto nell’incontrare ardui cimenti, e tale che al presentarsi l’occasione di battagliare coi barbari ne avrebbe valorosamente colla sua spada fatto grande strage.

II. Se non che inoltratosi già nel cammino la pietà ed il sovrano comando gl’imposero di tornare indietro. La madre addoloravasi pel trapasso del primogenito, Manuele, giovane assai valente, come testè lo hanno con pubblico voto chiarito cose di altissimo rilievo da lui operate. Ora l’imperatore ponendo mente alla materna doglia vietava ad Alessio il procedere più oltre seco, onde non ne venisse aumento al cordoglio dell’afflitta matrona, la quale vedrebbesi al tutto priva di consolazione se mentre delibera ove tumular debba l’uno dei figli vegga l’altro guidato agli incerti esiti delle guerre ed esposto parimente ad incontrar morte laddove, tale essendo il caso delle remote pugne, nep[p. 24 modifica]pure la notizia del luogo sarebbele pervenuta. Tanto bastò perchè Alessio retrocedesse, abbandonando tuttavia a malincorpo e con ripugnanza la consorteria de’ commilitoni; ma il tempo avvenire aprì ben vasto campo alle sue belliche imprese.

Ill. E che tal sia; asceso il trono Michele Dnca in virtù della rinunzia di Diogene, Alessio fe’ pubblica mostra di sua valentia negli imprendimenti fidatigli contro Urselio. Questi, di gallica schiatta, da prima inscritto nella romana milizia, e fornito in grande misura, da propizia fortuna, di ricchezze e di arroganza, diedesi a guerreggiare per sè stesso con propria e non dispregevole soldatesca tratta fuori in parte dall’originario suolo, in parte da altri luoghi comunque, e mirando niente meno che all’usurpazione del supremo seggio. Ed era acconcio il tempo allo stabilimento d’una tirannide, poichè le romane faccende con declinamento non dubbio volgevano a rovina, sospintevi dal fato cella recente vittoria de’ feroci Turchi, e non altrimenti che il pugillatore cui sdruccioli il piede nell’arena e sia da braccio e da gagliardo urto sospinto, riuscivano appena ad evitare la caduta. In tanto sconvolgimento di cose la sua connaturale ambizione, allettata dal solletico dell’opportunità, proruppe in manifesta audacia di occupare il regno.

IV. II perchè lo vedevi andare qua e là predando con pronta soldatesca, minacciante ognora, e con ostili scorribande corseggiare, quasi direi, le orientali regioni, da per tutto all’interno recando violenza e terrore. I condottieri celebri per belliche geste mandatigli contro non fecero colle riportate stragi che aumentarne l’audacia, poi[p. 25 modifica]chè? altri di essi, piombato lor sopra con impreveduta celerità, a foggia d’igneo turbine erano stati da lui sconfitti, ed altri rafforzatosi cogli aiuti turchi, vennero con perfetto schieramento assaliti e sbaragliati, rimanendone alcuni prigionieri; imperciocchè? le romane legioni non aveano forza bastevole per resistere all’invincibile falange da Urselio stesso comandata. In questo tempo Alessio militava sotto gli ordini del fratello, subordinati essendo gli eserciti della frontiere, orientale ed occidentale, alla prefettura di mio zio.

V. L’imperatore Michele vista la repubblica precipitosamente rovinare, mettendo il barbaro a soqquadro ogni casa con fulminea prestezza e devastazione, affidò al padre mio con assoluta autorità? il comando dell’esercito, inculcandogli d’opporsi del suo meglio a così desolante sciagura. Alessio, ricevuti i comandamenti e le truppe, si diede con tutta l’energia ed industria d’un animo solerte e d’un coraggioso petto a condurre bene la faccenda, e già rendeva in que’ primi saggj d’un giovane guerriero, le cui gote apparivano coperte appena di recentissima lanuggine, non dubbia simiglianza di que’ tanto famosi nomi romani Emilio e Scipione, e del cartaginese Annibale, studiandosi imitarne la grandissima tolleranza della fatiche, e la più sollecita antiveggenza così felicemente che fu il solo capace, entro il periodo di pochi giorni, di arrestare quell’Urselio precipitoso fin qui nel rapido corso della sue vittorie, e dante colla sua spinta il crollo al romano impero, trovandosi in lui maravigliosa perspicacia onde conoscere [p. 26 modifica]di colpo ciò che fosse mestieri operare, e somma prontezza nell’eseguirlo.

VI. In qual modo poi Urselio sia addivenuto prigioniero di Alessio molto diffusamente 1o espone Cesare nel secondo libro della sua istoria; non di meno pur noi lo riferiremo fin dove la nostra narrazione possa trarne giovamento. II barbaro Tutac erasi condotto dalle più 1ontane parti dell’oriente, con forte esercito e bramoso di bottino, ad assalire i romani confini allorquando Alessio, e colla propria industria e col valore delle genti poste a’ suoi ordini, pigliato a combattere Urselio, quantunque fornito copiosamente di animose e ben armate schiere, andavalo a poco a poco riducendo a mal fine, ed occupatine l’un dopo l’altro i luoghi muniti non lasciavagli quasi più mezzo di farsi indietro. L’usurpatore, posta mente alla triste sua condizione e privo affatto di consiglio, s’appresenta alla per fine a Tutac,? ed inescatolo ad amicarsi seco procura indurlo ad una comunanza di bellici piani e di truppe onde proseguire in società la guerra. A tale notizia il duce romano tosto risolvè d’impedire ad ogni guisa il compimento dell’udita confederazione, al quale uopo cerca subito di preoccupare l’animo dl Tutac non risparmiando parole, doni, altri mezzi ed artifizj comunque idonei a cattivarselo. Nè v’ha chi porgli a confronto per rispetto alla sorprendente sua bravura nell’escogitare e connettere simiglianti artifizj; nè tampoco aveanvi cose della più? grande malagevolezza che quella mente cotanto sagace e di provvedimenti feconda non conducessele a buon fine. Pruova di questo [p. 27 modifica]suo elevato ingegno l’abbiamo nelle seguenti parole da lui adoperate ad allettare e blandire il barbaro Tutac.

VII. “Il tuo sultano ed il mio imperatore hanno vincoli d’amicizia infra loro; questo barbaro Urselio poi agisce violentemente e guerreggia contro l’uno e l’altro, da solo in pari guisa ad entrambi nemico. Non volere adunque, credimi, attribuire a favore o riguardi verso di voi il mirare che mentre ora gettasi armata mano sopra di noi, spogliandoci a poco a poco e conculcando il romano suolo, non molesti ad uno la Persia; egli sì opera conoscendosi insufficiente colle attuali sue forze a combattervi, ne va pertanto col temporeggiare e cogli inganni raccogliendo; ma lascia che siesi rafforzato, potendo, col debellarmi, ed in allora, franco da ogni timore de’ Romani, lo avrai tosto nemico audacissimo contro. Nè io pretendo che tu concorra meco a togliere di mezzo un comune danno mediante l’unica mercede riposta nella pubblica utilità. Domanda pure danaro quanto ne vuoi, e questo sarà un altro tuo guiderdone se imprigionato Urselio a noi lo consegnerai. Ora ben vedi se tu debba stare in forse nell’aderire a tale consiglio, dal quale saranno per derivarti tre beni superiori ad ogni altro che tu bramar possa. Conciossiachè ne avrai in primo luogo danaro quanto non giunse mai a guadagnarne alcun di voi; ti procaccerai in grado eminentissimo l’imperiale benevolenza, coll’aiuto della quale ti si appianerà in seguito la via ad una prosperità somma; farai da ultimo grandissimo piacere allo stesso sultano, col rimirarsi, la tua mercè, libero da Urse[p. 28 modifica]lio, uomo di ambigua fede, già di sospetta potenza, e testè nemico, il quale da lungo tempo e non senza vicendevole pericolo tiene in iscompiglio e Turchi e Romani.”

VIII. Persuaso Tutac uuitameute ai barbari seguaci di lui si compiè questa faccenda, per via di messaggi, dal padre mio duce del romano esercito col dare ostaggi scelti fra le più illustri famiglie a guarentigia del convenuto danaro e relativo pagamento. Dopo di che Urselio viene subitamente arrestate e condotto ad Alessio in Amasea, a norma del fatto accordo; ma da poi lo sborso della somma promessa patì indugio, mancando il duce di mezzi per adempierlo, e l’imperatore non curandosene punto; il danaro adunque non solo procedeva con tardo piede (come dice la tragedia), ma del tutto non veniva innanzi. Laonde Tutac co’ suoi pigliò ad instare perchè o si numerasse l’oro convenuto, o fosse restituito il prigioniero, andatane la compera a vuoto, rimandandolo nel luogo di sua partenza. Alessio, il quale neppure spogliatosi di tutto avrebbe potuto soddisfare del proprio il convenuto prezzo della cattiva merce, passata l’intera notte in affannosi pensieri, deliberò alla fine di chiedere in prestanza agli Amaseni e con pronta colletta l’occorrente danaro. Il di che scomparse le tenebre, egli, sebbene comprendesse la molta difficoltà? di quanto era per trattare, chiamò a consiglio tutti que’ cittadini, ed in ispecie i più ragguardevoli per opulenza ed autorità, e volgendo particolarmente ad essi la parola cominciò a dire:

IX. “Affè di Dio che a voi sono manifesti i procedi[p. 29 modifica]menti d’Urselio contro tutte le città degli armeni confini; rammentatevi or dunque il numero di quelle da lui guastate, dei cittadini multati ingiustamente, dei liberi corpi fatti bersaglio d’intollerabili pene, dell’oro da voi strappato. Ecco non di meno appresentarsi l’occasione di liberarvi in un sol giorno, se volete, da tutti i prefati mali gravissimi, e da quanti ve ne sovrastano per opera di così molesto nemico; ed è se procaccerete oggi d’impedire che noi siamo costretti a rimandare libero questo barbaro, che mercè l’aiuto certamente divino ed il vostro favore qui custodiamo prigioniero. Tutac, dal quale venne arrestato ed a noi venduto, ci chiede il pattuito prezzo della sua industria e preda; ma noi lontani dal proprio paese, ed avendo col diuturno guerreggiare contro de’ barbari consumato quanto al partirci dai nostri possedevamo, da senno che ora non siamo in istato di seco lui sdebitarci. E piacesse al Cielo che questi volesse almeno accordare un idoneo respiro, poichè mi recherei di colta presso all’imperatore, e mi farei indietro, avutone il tempo, coll’urgente somma. Ora da tale esposizione dovete a bastanza chiaramente comprendere che, nulla di ciò essendo in mia facoltà, l’unico mezzo di trarmi d’impaccio consiste nel voler essere voi condiscendenti a metter fuori il danaro, certi di riaverlo tra poco e con molti ringraziamenti dall’imperatore.

X. Tale proposta non solo fu accolta con gravissime offese e villanie, ma provocò eziandio a veemente trambusta gli Amaseni, disposti in vero ad una ribellione. [p. 30 modifica]Nè infra la plebe mancavano seduttori, scaltri artefici di scombugli, e pronti a vie più irritare gli animi già commossi ed infuriati sopponendo faci più del bisogno alla fervente sedizione. Divolgavansi intorno le costoro voci: doversi salvare e togliere dalle carceri Urselio, sgraziatamente sorpreso dalla forza; così alcuni; altri senza palesare una deliberata opinione agitavansi pur tuttavia e, come la minuta plebe suole in simiglianti casi, con istrepito e jattanza ivano a romore. Alessio vedendo il popolo di questa guisa furente e le cose sue a mal partito non si perdè in niun modo affatto d’animo, e pieno di coraggio, rizzatosi, colla mano impose silenzio; ottenutolo, avvegnachè tardi ed imperfetto, rivoltosi alla plebe disse:

XI. “Stupisco, o Amaseni, che non comprendiate ancora i macchinamenti di cotesti pravi incitatori. Vi darete sempre coll’opera vostra ed a vostra rovina ad uomini pieni d’inganni, e solo intenti a redimere la propria salvezza col vostro sangue? Ascenda pure quest’Urselio il trono, come andate con grida e macchinamenti dichiarando; quale vantaggio ne trarrete voi se non che stragi, accecamenti e mutilazioni? I promotori di cotanto vostro sdegno provvederanno da prima alla salvezza ed alle cose loro cattivandosi il favore del barbaro, ove poi vegganne dubbia la sorte, fattisi prontamente al possesso dell’animo imperiale, verseranno, a fe mia, sopra voi l’odio e le pene della ribellione, e sopra sè stessi la riconoscenza d’una costante fedeltà, e grandissimi guiderdoni, quasi che ai loro meriti unicamente sia dovuta la salvezza della [p. 31 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/31 [p. 32 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/32 [p. 33 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/33 [p. 34 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/34 [p. 35 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/35 [p. 36 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/36 [p. 37 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/37 [p. 38 modifica]Pagina:Comnena - 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Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/90 [p. 91 modifica]Pagina:Comnena - Alessiade, 1846, tomo primo (Rossi).djvu/91 [p. 92 modifica]sapea da qual parte piegare. Nè ciò è il tutto, essendosi di ben maggior fellonia macchiato con Roberto, al quale promesso avea in chiarissimi termini la sua ribellione. È di verità cosiffatta la genia e l’indole dei tristissimi e volubili animi, segnaci con leggierezza somma della fortuna, e cambianti di colore a norma della varianza delle cose e de’ tempi ne’ quali s'avvengono; gente appieno disutile al pubblico bene, e solo instancabile nel tener dietro con ardore alle proprie speranze ed agiatezze; se non che di frequente ne falliscono il colpo quantunque presuntuosi a segno che credonsi a bastanza cauti e scaltriti.

LI. Ma ito vagando licenziosamente il discorso oltre i limiti d’una storica narrazione, è mestieri, tirate quasi diremmo le redini, ricondurvelo entro. Roberto già da prima divampante in cuor suo d’incredibile bramosia d’occupare Dirrachio, vie più gagliardo ne risentì l’ardore dopo le promesse di Monomacato; cosicchè lo vedevi intollerabile d’ogni ritardo nell’eseguire il tragitto, e indefesso nel sollecitare ora i marinai, ora le truppe a condurre prontamente a termine la navigazione. Se non che Monomacato fu d’avviso di non riposare per intiero sopra gli accordi fatti seco lui, ma di apprestarsi eziandio, per ogni evento, altro scampo. Laonde si unì, col mezzo di lettere doni, a Bodino e Michele esarchi1 del Dalmati, procurandosi disserate a mo’ di [p. 93 modifica]dire, queste porte dagli omeri, nelle quali avervi rifugio se le sue speranze in Roberto o in Alessio riuscissero a mal fine. Ma di ciò basti, essendo ormai tempo di esporre il modo, le circostanze e le cagioni che innalzarono Alessio all'imperio. Tanto di verità proposimi eseguire nella mia istoria, non avendo giammai avuto intenzione di tramandare ai futuri la sua vita privata. Mi accingo dunque a riferirne le geste, nè mi tacerò, la mere è della paternità sua, ove in alcuna di esse abbia eg1i errato, ben accorta di non lasciarmi trascorrere da sentimento pietoso a disonorare ed offendere la storica verità. Faccia pertanto breve pausa Roberto laddove lo abbiamo condotto, e rimessa ad altro libro la particolare narrazione dell’avvenuta guerra, ci occuperemo ora a descrivere il coronamento dei mio genitore.


  1. Officiali, o capi, o principali nell’uno o nell’altro foro, il patriarca costantinopolitano avendo anch’egli il proprio esarca, il quale eseguiva le funzioni di suo delegato, riscuoteva le decime e gli altri introiti di quella chiesa, e negli atti de’ concilj apponeva il suo nome dopo il patriarca e prima del metropolitano. Area parimente sotto di sè tre altri esarchi, ed erano: l’efesino per tutta l’Asia minore, il cappadoce per tutto il Ponto e l’eracleo per tutta la Tracia. L’esarca della provincia era il metropolitano o l’arcivescovo. Nel foro secolare poi l’esarca dell’Italia era il vicario imperiale. Esarca eziandio nomavasi il governatore d’una sesta parte dell’impero, come tetrarca quello d’una quarta parte di esso.