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di Memfi, dell’Eptanomide, dell’Elythia; percorsero le intricatissime ambagi dell’immensa necropoli di Tebe, penetrarono nello speco maggiore d’Ibsambul nella Nubia, per ritrarre le sculte imaginì e i geroglifici, che a milioni ricoprono le pareli dei più suntuosi sepolcri.

Il Cavedoni sospirava l’istante di poter profittare delle nuove scoperte Egizie, e questo istante giungeva. La morte aveva rapito nel fior degli anni l’immortale Champollion, e il Rosellini, da solo, intraprendeva la pubblicazione di una vasta serie di documenti, riguardanti la storia, la cronologia, i costumi civili e le dottrine del culto Egizio. L’Archeologo Modenese si affisa avidamente su quei testi bilingui, che mentre favellano allo sguardo, condannano tuttavia a durissime prove ogni ingegno più gagliardo. Ei riconosce coll’Ideler, nel Rosellini maggior sicurtà di dottrine, che nel Champollion: non si propone di seguirli nello studio dell’arcano linguaggio; ma seguendo le orme d’entrambi, ne commenta le conclusioni storiche, e si rafferma nella convinzione, che, come l’antica Storia degli Assiri e de’ Caldei si comincia a chiarire solo all’epoca del secondo regno dell’Assiria, così anche la Storia Egizia divien chiara, quando le memorie di quelle nazioni cominciano ad accordarsi cogli annali del popolo Ebreo1.

Egli è ben vero che un acerba dissidio intorno alle epoche più vetuste del popolo Egizio, tenne lungamente gli animi agitati e divisi. Il Dupuis ed altri francesi favoleggiarono di un’età remotissima guardando alle figuri zodiacali di Dendera e di Esneh, e interrogando gli astri, credevano di penetrarne l’arcano significato. E d’onde, per risolvere la questione, poteva discendere la luce negata dagli astri? non certamente da’ greci

  1. [p. 44 modifica]Cenni sul vantaggio che dal riscontro dei Monumenti Egiziani si ritrae per lo studio della Sacra Scrittura. Continuazione delle Memorie di Religione ecc. Tom. 1.