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e lo sapevano anche troppo. In fatti non si presero nessun fastidio dell’avermi dato disgusto.





Partenza da Madagascar; arrivo a veggente del Bengala; ammutinamento che travolge affatto l’ordine dei divisamenti di prima.



N

el dì seguente sciogliemmo le vele, nè udimmo più notizie della costa che abbandonammo. I nostri marinai discordavano fra loro sul numero degl’Indiani rimasti uccisi; ma, secondo il più ragionevol computo, avranno, tutt’insieme, uccisi e distrutti col fuoco circa centocinquanta tra uomini, donne e fanciulli, senza lasciare in piede una sola casa. Quanto al povero Tommaso Jeffrey, morto tanto, che la sua testa era quasi staccata affatto dal collo, non gli avrebbero reso nessun servigio col torlo di dov’era. Unicamente lo tirarono giù dall’albero, donde pendea per un braccio.

Comunque i nostri marinai decantassero per giusta questa loro prodezza, io negava che fosse tale, e d’allora in poi dissi costantemente che Dio non avrebbe benedetto quel viaggio, perchè mi pareva che il sangue sparso in quella notte si solleverebbe sempre a rimproverarli d’un assassinio; essere verissimo che gl’Indiani avevano ucciso Tommaso Jeffrey; ma che il Jeffrey dovea venir risguardato primo aggressore, come quello che avea infranta la tregua e violata, o certo cercato di sedurre una giovine del paese, venuta fra essi con fini innocenti e nella buona fede di una pubblica capitolazione.

Poco dopo si tornò, stando a bordo ad agitare questa causa, e il guardastiva s’ostinava a sostenerla come gli piaceva d’intenderla. «Sembra, egli dicea, che siamo stati noi i primi a violar quella