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fosse la sua opinione in materia di fede, certamente portava un grande amore alle anime degli altri uomini, ed è cosa ardua a credersi che non ne portasse altrettanto all’anima propria), quell’uomo caritatevole dunque non potè starsi dal piangere; poi ricompostosi, mi disse:

— «Provate un po’ a chiedergli se ha piacere che sia troppo tardi, o se invece ne è dolente e s’augurerebbe che la cosa fosse altrimenti.»

Tal quale mi fu detta riportai questa interrogazione ad Atkins, che con abbondanza di passione mi rispose:

— «E come vorreste che mi piacesse uno stato di cose in cui vedo certissima l’eterna mia dannazione? Ben lontano ch’io n’abbia piacere, credo che una volta o l’altra ciò mi condurrà ad un ultimo precipizio.

— Vale a dire?

— Credo che una volta o l’altra mi taglierò le canne della gola per porre un termine ai terrori fra cui m’avvolgo.»

Quando raccontai tale risposta al prete francese, crollò il capo e vidi nel volto di lui la commozione della sua anima. Tutt’in un tratto mi si volse con queste parole: