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seguente, portatosi Bernardo alla Dieta d’Innsbruck, d’ordine di re Carlo, come uno dei supremi governatori, avanti i prelati, conti e baroni in essa comparsi protestò solennemente contro la validità del suddetto breve, ed appellò alla Santa Sede meglio informata. Corrado Manlio, cappellano del papa, spiccò susseguentemente da Roma un monitorio, con cui prescrivevasi che nulla s’innovasse, pendente la causa della precedenza fra i due vescovi. Re Carlo stesso scrisse ai vescovi in questo senso, promettendo di comporre la differenza, alla prossima sua venuta in Germania. Il papa, poco dopo, in una sua lettera a Carlo V revoca il breve dei 19 settembre dell’anno antecedente, rimettendo la causa nello stato in cui era, e lasciandone la cognizione a Re Carlo. La cosa fu quindi composta con Sebastiano vescovo di Bressanone, successore a Cristoforo, il quale si contentò, sua vita durante, di cedere a Bernardo la precedenza, che rimase poi sempre al vescovo di Trento, e di cui tuttora gode sì nelle Diete dell’Impero, come in quelle della Contea del Tirolo, nelle quali il di lui ablegato siede nel primo posto e dà il primo voto1. Nel detto anno 1519 fu pubblicata una sentenza arbitramentale sopra la questione insorta, rapporto ai monti di Vignola e di Falesina, fra il borgo di Pergine e gli uomini di Falesina, di Vignola, d’Ischia e di Tenna2. In quest’anno Bernardo ammise il conte Vinciguerra d’Arco alla rinno-

  1. Miscellanea Alberti, T. VI, fol. 185.
  2. Miscell. Alberti, T. V, fol. 19.